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Castell'Arquato, la visita guidata!

 

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Conoscerne la storia e i suoi monumenti, i personaggi, le tradizioni e le eccellenze per comprendere tutto ciò che è Castell’Arquato.

Il percorso che vi consigliamo è adatto per chi ha voglia di fare una passeggiata e immergersi completamente nell’atmosfera del borgo (munitevi di scarpe comode ed evitate i tacchi alti).

Punto di partenza ideale per visitare Castell’Arquato è la Porta di Monteguzzo.
Situata nella parte bassa del paese a poche decine di metri dai parcheggi 1 e 2 è il vero ingresso del centro storico.
Osservando il soffitto del voltone si vedono ancora i segni dei gangheri dove ruotavano i cardini dell’antica porta del paese.

 

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Saliamo per qualche metro e giriamo a sinistra in via Fontane del Duca, dopo aver percorso pochi passi troveremo l’Oratorio di S. Giacomo.
La costruzione, risalente alla metà del XIII secolo fu in origine uno dei tanti oratori di Castell’Arquato che accoglievano i numerosi pellegrini che percorrevano questa variante della via francigena, oggi mantiene l’antica struttura ed è utilizzata come laboratorio di ebanisteria.
Sempre in questo periodo storico compreso tra l’inizio del 1200 e la fine del secolo si scatena il conflitto tra le fazioni guelfe, che appoggiavano il Papa e quelle ghibelline favorevoli all’imperatore.
Anche Castell’Arquato che a quel tempo sosteneva la parte guelfa di Piacenza si trova coinvolto negli scontri.
Nel 1256 subisce un assedio da parte del condottiero ghibellino Oberto Pallavicino, ma l’aggressore è sconfitto e i suoi uomini saranno impiccati a Piacenza. Proseguiamo ancora qualche passo lungo la via e troviamo il Palazzo del Duca.
Voluto da Alberto Scotti nel 1292 e utilizzato in origine come palazzo di giustizia sarà ampliato dopo il 1500 con l’arrivo degli Sforza di Santa Fiora e affrescato da Cesare Baglione, diventerà quindi residenza di Bosio II Sforza e Costanza Farnese.
Costanza, figlia di Alessandro Farnese futuro Papa col nome di Paolo III Farnese, diventerà signora del borgo alla morte del marito.
Alla base del palazzo troviamo le Fontane del Duca con le 8 bocche zoomorfe di bronzo a forma di teste di animali.
Le fontane in origine rappresentarono una grande innovazione perché furono un vero punto di riferimento per gli abitanti del borgo che finalmente avevano la possibilità di attingere acqua potabile a pochi passi dalle loro abitazioni.
Con le comodità arrivarono anche le regole, che furono introdotte per salvaguardare la purezza dell’acqua, per questo motivo fu proibito abbeverare gli animali, lavare i panni e sporcare l’acqua, per i trasgressori furono introdotte pesanti sanzioni economiche.
A fianco del Palazzo del Duca si erge imponente e misterioso il Torrione Farnese.


 

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La costruzione iniziata per volere di Bosio II all’inizio del 1500 fu interrotta alla sua morte, fu ripresa e portata a termine per volere del figlio Sforza Sforza dopo la metà del 1500.
La struttura è oggi sede della scuola d’armi Medievale Gens Innominabilis ed è visitabile in alcune occasioni accompagnati dai ragazzi in abiti medievali.
Proseguiamo tenendo sulla sinistra il Palazzo del Duca e ritroviamo la via principale del paese, via Sforza Caolzio.

Continuiamo a salire verso la parte alta del paese e vediamo davanti a noi lo splendido Palazzo Stradivari.
Costruito intorno al 1880 come residenza signorile ospitò i discendenti del famoso liutaio cremonese.


 

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Superiamo la chiesetta di Santo Stefano (non visitabile) e al bivio teniamo la sinistra.
Percorriamo qualche metro di via Magno ed ecco apparire alla nostra destra l’inconfondibile sagoma della Rocca Viscontea e le sue torri dalla merlatura ghibellina con la classica forma a coda di rondine.
Scattate le foto di rito proseguiamo fino alla piazza monumentale di Castell’Arquato la cui bellezza ispirò Giosuè Carducci che scrisse una poesia dedicata al suo grande amico Luigi Illica che ritroveremo più avanti.


 

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Nella piazza troviamo rappresentati i tre poteri del Medioevo: il più antico, quello religioso con la Collegiata, il potere civile rappresentato dal Palazzo del Podestà e quello militare con la Rocca Viscontea.

Iniziamo con la Collegiata: già attiva nell’VIII secolo e punto di riferimento per tutto il territorio circostante viene ampliata grazie a una donazione del nobile Magno che alla sua morte lascia in eredità tutte le sue sostanze alla chiesa.
Il 3 gennaio del 1117 un terribile terremoto distrugge quasi completamente il borgo e la sua chiesa, la difficile opera di ricostruzione si concluderà il 13 agosto del 1122 quando il suono delle campane saluterà la consacrazione della splendida Basilica Romanica dedicata a Santa Maria Assunta.

Per entrare è necessario passare dall’ingresso dalla parte opposta a dove ci troviamo ora, passiamo quindi dai giardini Giovanni Paolo II, posti a fianco della Rocca Viscontea, imbocchiamo il viottolo dove si trova “La Dispensa del Monastero” negozio di eccellenza, ideale per acquistare i migliori prodotti tipici del luogo, (ma di quelli parleremo dopo) mentre subito dopo troveremo messer Araldo, sempre disponibile a fornire qualche utile informazione e sicuramente il negozio più fornito per acquistare guide e libri su Castell’Arquato oltre a souvenir di ogni tipo, senza dimenticare i presepi, vero punto di forza del negozio.

Proseguiamo costeggiando il muro della chiesa, giriamo due volte a destra e troviamo l’ingresso principale della collegiata.
Appena entrati si percepisce la sacralità del luogo, la penombra e il silenzio che ci avvolgono ci trasportano in tempi lontani e ispirano alla preghiera e alla meditazione.
Alla nostra destra troviamo la cappella dedicata a S. Caterina d’Alessandria costruita intorno al 1460 sotto il governo di Tiberto Brandolino da Forlì, affrescata con dipinti di scuola toscana e successivamente intonacata, è solo all’inizio del 1900 che un professore di “Brera” G. Fei si accorge della presenza degli affreschi sotto la calce e inizia un lungo e difficile restauro che ci restituirà un tesoro ormai perduto.
Sempre sullo stesso lato all’interno della chiesa troviamo la cappella di S. Giuseppe patrono del borgo, edificata nel 1630 grazie a una donazione. La cappella, ricca di statue e stucchi ha lo stile tipico di quel periodo.
Proseguendo sullo stesso lato troviamo il fonte battesimale.
Si tratta di una vasca di forma circolare scavata in un monoblocco di arenaria dove in origine si celebrava il battesimo con il rito dell’immersione completa, attività già praticata in questo luogo intorno all’anno 756.
Usciamo dalla chiesa e alla nostra sinistra troviamo il chiostro del 1300, al suo interno l’ingresso del Museo della Collegiata che presenta pezzi molto interessanti ed è visitabile acquistando un biglietto sul posto.
Torniamo nella piazza principale dove troviamo il Palazzo del Podestà.
Costruito per volere di Alberto Scotti nel 1293 è sempre stato il centro del potere civile.
Attualmente ospita la sala consiliare del Comune ed è visitabile in occasione di mostre e convegni.
Dalla parte opposta della piazza si erge maestosa la Rocca Viscontea.
I Visconti, potenti signori di Milano arrivano a Castell’Arquato nel 1316 e dopo un anno di assedio riescono a conquistare il borgo sconfiggendo Alberto Scotti.
Nel 1342 si stipulano “i patti per la Rocca”, i Visconti acquistano tutti terreni dove sorge il “quartiere del sole” e indicano le caratteristiche che dovrà avere la nuova fortezza.
Uno dopo l’altro tutti gli edifici del quartiere, compresi la torre campanaria, il refettorio, il cimitero e tutte le abitazioni sono abbattuti per far spazio alla Rocca.


 

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La fortezza, costruita prima dello sviluppo delle armi da fuoco presenta tutte le caratteristiche del sistema difensivo del tempo, mura molto alte, 42 metri dal fossato ma non particolarmente spesse, m 2,50 alla base dal lato che guarda verso la piazza, fino a restringersi diventando più leggere nella parte alta dove lo spessore è di 80 cm.
Autentica fortezza militare fu costruita tra il 1342 e il 1347 sotto la signoria di Luchino Visconti, nella sua storia ebbe sempre funzione militare, prima come difesa del borgo e successivamente come carcere, dalla fine del 1500 fino alla fine degli anni 50.
La Rocca è circondata su tre lati da un profondo fossato difensivo attraversato anticamente da tre ponti levatoi.
Contrariamente ad alcuni castelli costruiti in pianura il fossato della Rocca non ha mai avuto l’acqua al suo interno, costituiva tuttavia una ulteriore barriera e un ostacolo importante che il nemico doveva superare e serviva per tenere separate la parte militare da quella civile della piazza.
La Rocca Viscontea è visitabile acquistando un biglietto all’ingresso.
E’ il momento di riposarci un po’, bar e ristoranti caratteristici non mancano e quindi approfittiamone per conoscere i prodotti tipici locali.
Non si può passare a Castell’Arquato senza assaggiare i suoi salumi e bere i suoi vini.
Le tre D.O.P. tipiche del posto sono coppa, salame e pancetta.

Tipiche specialità piacentine sono conosciute ovunque e non temono confronti, perché se è vero che il crudo si compra a Parma questi prodotti si comprano a Piacenza.
Una visita a Castell’Arquato è anche l’occasione per assaggiare i suoi salumi e regalarsi o regalare qualcuna di queste prelibatezze.
I negozi non mancano, e a pochi metri dalla Rocca abbiamo appena visto “la Dispensa del Monastero”.
Vale la pena di andare a curiosare perché è un vero scrigno di tesori!
Il negozio è piccolo ma ordinato ed essenziale e le eccellenze esposte ci fanno capire subito che la scelta dei prodotti è stata fatta con cura.
Già all’ingresso troviamo un’esposizione di vini locali, dalle etichette si capisce che la scelta è caduta sulle piccole cantine del territorio e i vini sono quelli classici della tradizione.
Tra i rossi il classico Gutturnio la fa da padrone in versione fermo o frizzante, quest’ultimo particolarmente diffuso nel territorio perché si sposa perfettamente con la cucina locale.
Molto interessante anche il Gutturnio fermo, particolarmente adatto per primi importanti o piatti di carne nella versione “superiore” o “riserva” ancora più invecchiato, sono vini di maggiore struttura con una gradazione intorno ai 14° e adatti a cene importanti o da regalare agli appassionati.
Tra i vini bianchi da segnalare il Monterosso, vino secco dal profumo inconfondibile, una doc tra le più antiche e vino esclusivo del territorio di Castell’Arquato, vi ricordiamo in primavera il “Monterosso Festival” evento da non perdere che offre ai numerosi visitatori la possibilità di degustare i vini locali per le vie del borgo e conoscere direttamente i produttori.
Altro vino bianco tipicamente piacentino è l’Ortrugo, fresco e frizzante è leggermente più secco rispetto al Monterosso e si sposa facilmente con piatti a base di pesce e prodotti locali.

 

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Pranzando nei vari ristoranti del borgo qualcuno avrà avuto l’occasione di assaggiare il vero primo piatto della tradizione piacentina, Pisarei e Fasò, ovvero gnocchetti di pasta fatti con farina, acqua e pane grattugiato, lavorati a mano e conditi con soffritto di cipolla, sugo di pomodoro, fagioli Borlotti e formaggio grana grattugiato, autentico capolavoro della cucina povera contadina.
Ebbene nella “Dispensa del Monastero” li potete trovare in versione pasta secca da cuocere che vi permetterà di cimentarvi nella preparazione del sugo a casa vostra o nella versione “ Kit ” con una confezione che comprende tutti gli ingredienti necessari e le istruzioni per la preparazione (geniali e ottimi).
Essendo in zona di confine tra Piacenza e Parma tra i formaggi segnaliamo il Parmigiano di montagna, un prodotto che non ha certo bisogno di presentazioni e il Padano sia in versione stagionata che più giovane da degustazione.
Tra le chicche segnaliamo le “Giardiniere”, prodotto spettacolare ed elemento essenziale per completare una confezione regalo di qualità, così come i funghi secchi e i biscotti della tradizione che mantengono inalterati i sapori di una volta.
Menzione speciale per i prodotti dei monasteri di Camaldoli e Vitorchiano, tra i quali spiccano i ricercatissimi liquori alle erbe, i biscotti, i prodotti di erboristeria e le marmellate naturali delle suore Trappiste.
Altro prodotto che viene dai monasteri sono le birre artigianali prodotte dai Monaci Benedettini, all’interno del locale è presente una selezione di birre dal gusto speciale, da provare quella alla ciliegia davvero particolare.
Dopo aver deliziato i sensi e fatto provviste ci sentiamo pronti per proseguire il nostro viaggio alla scoperta di Castell’Arquato.
La breve e gustosa parentesi ci ha permesso di scoprire alcuni dei prodotti tipici più interessanti della tradizione locale. Abbandoniamo ora la piazza e proseguiamo la nostra visita spostandoci verso la parte bassa del borgo.
Torniamo di nuovo verso il Pazzo del Podestà e di fianco al ristorante La Rocca imbocchiamo via Asilo, percorsi pochi passi ritroviamo via Sforza Caolzio, svoltiamo a destra in discesa e dopo 50 m troviamo la casa natale del poeta Luigi Illica e il piccolo museo a fianco (visitabile con biglietto su prenotazione).
Luigi Illica fu uno dei più grandi poeti e librettisti di tutti i tempi e tra l’800 e il 900 assieme a Giuseppe Giacosa scrisse i libretti delle opere immortali di Giacomo Puccini quali: Madame Butterfly e Bohème, mentre con V. Sardou e G. Giacosa, Tosca.

 

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Scrisse inoltre per P. Mascagni, U. Giordano e A. Catalani, tra le sue opere ricordiamo Iris, Isabeau, Andrea Chenier, La Wally e Le Maschere.
Superata la casa del grande poeta alla nostra sinistra vediamo l’Ospedale S. Spirito, se il giardino è aperto approfittiamone per una vista panoramica sui tetti di Castell’Arquato.

Nelle giornate più limpide riusciremo a vedere molto bene tutta la pianura padana e sullo sfondo le cave di Botticino (BS) mentre un po’ più a destra riconosceremo il profilo del Monte Baldo sul Lago di Garda.
L’Ospedale S. Spirito di cui è certa l’attività già dal 1272 era il punto di accoglienza principale per i pellegrini che transitavano da Castell’Arquato diretti a Roma e si preparavano ad affrontare i valichi sulle montagne, per poi riprendere il percorso principale della via francigena che attraversava la Lunigiana e il Lazio fino a raggiungere la meta.
L’edificio, ristrutturato e ampliato nel 1500 è oggi è sede del Museo Geologico di Castell’Arquato e contiene collezioni di fossili di grande valore e un percorso che racconta l’evoluzione della terra in miliardi di anni.
In un borgo medioevale è normale aspettarsi di trovare la Rocca, la Chiesa, i Palazzi antichi e gli stretti vicoli, ma chi immaginerebbe di trovare una Balena?
Dovete sapere che Castell’Arquato si trova al centro della “Riserva del Piacenziano”, zona conosciuta in tutto il mondo per le stratificazioni calcaree che circondano il borgo.
Ricordiamo la manifestazione “Pliocenica” che si svolge l’ultima domenica di settembre, appuntamento imperdibile per i tanti appassionati e occasione per incontrarsi e scambiare le proprie esperienze.
Dei fossili del Piacenziano parlava già Leonardo da Vinci menzionando nel Codice Leicester i “nicchi” di Castell’Arquato.
All’interno della riserva sono stati fatti nel corso degli anni importanti ritrovamenti di fossili che una volta trasportati nel laboratorio del museo sono stati ripuliti ed esposti al pubblico.
Da vedere: lo scheletro della balenottera trovata sulle colline attorno al borgo o il delfino, trovato a pochi km e il granchio, esemplare stupendo e perfettamente integro.
Visitando il museo e osservando le mappe al suo interno impareremo che due milioni di anni fa tutta la pianura e le parti collinari erano completamente sommerse dal mare e dove oggi vive l’uomo e volano gli uccelli una volta nuotavano le balene.
Una volta ritirate le acque cominciarono ad arrivare nella zona gli altri animali che vivevano sulla terraferma, potrete trovare all’interno del museo numerose testimonianze di questo periodo, come il Rinoceronte, trovato a tre km dal borgo nel greto del torrente Arda, cervi, bisonti, alci ed elefanti preistorici.
Un museo ricco di sorprese, che nel suo genere è uno dei più belli della regione, ha ricevuto infatti il riconoscimento di museo di qualità e lascerà a bocca aperta i bambini e gli adulti che lo visiteranno.
Visitato il Museo Geologico proseguiamo verso la parte bassa del paese, ritroviamo ancora il Palazzo Stradivari e questa volta andiamo diritti tenendo la via principale per un po’.
Dopo 300 m troviamo alla nostra destra via S. Pietro, percorriamo pochi metri e alla nostra sinistra troviamo al n° 3° una casa medievale risalente al XV sec. si possono notare le travi che formano una Y rovesciata.
Torniamo nella via principale ed entriamo nella piccola chiesa di San Pietro costruita verso la fine del 1500.
All’interno, in fondo alla chiesa sulla parte destra notiamo un monumento formato da tre statue.
Si tratta del monumento funebre di uno dei più grandi uomini di Castell’Arquato, Sforza Sforza.
Figlio di Costanza Farnese e Bosio II fu uno dei più importanti condottieri del suo tempo, tanto valoroso da ricevere dal re di Spagna il più grande riconoscimento del tempo, il Toson D’Oro.
L’ordine del Toson d’oro era il più importante in Europa, sicuramente uno dei più esclusivi al mondo e riservato a pochissimi, fino a metà del 1500 non erano più di una trentina.
Potevano farne parte solo cavalieri di nobili origini, chi non lo fosse stato all'atto della consegna del collare, caso piuttosto raro a quel tempo, per riceverlo doveva aver compiuto imprese straordinarie e veniva nobilitato con l'atto stesso di conferimento.
Straordinari furono i privilegi di cui gli appartenenti potevano disporre, tra questi il fatto di godere di una quasi totale immunità giudiziaria.
L'arresto di uno degli insigniti doveva essere siglato da almeno sei del totale dei cavalieri appartenenti all’Ordine, prima della sentenza l'accusato non poteva essere imprigionato, ma rimaneva in custodia degli altri cavalieri.
L'Ordine era esplicitamente negato per gli eretici, divenendo esclusivamente per cattolici dopo la controriforma.
Se un giorno qualcuno di voi avrà l’occasione di visitare la chiesa Notre Dame di Bruges poco distante dalla statua della Madonna col bambino di Michelangelo troverà un pezzetto di Castell’Arquato.
Nella chiesa infatti sono esposti 30 tavelloni riportanti gli stemmi dei “Cavalieri del Toson d’oro”, tra questi ne troviamo uno con le insegne del nostro illustre concittadino e la scritta “Messire Sforza Sforza de Santa Fiore Marquis de Barsy Seigneur de Castello Arquato”.
Tra le sue imprese ricordiamo quando fu messo da Pio V a capo delle milizie papali inviate in aiuto di re Carlo IX contro gli Ugonotti, si distinse nella battaglia di Montcontour (3 ottobre 1569) ed ebbe in dono dal re le trentasette bandiere tolte ai nemici, che furono sospese nella basilica del Laterano.
Durante la guerra contro il Turco si distinse come comandante al fianco di don Giovanni d'Austria nella battaglia di Lepanto (7 ottobre 1571) Il grande condottiero dopo la morte di Costanza tornò a Castell’Arquato e ne divenne signore.
Il suo nome non era più quello con cui era partito, ma accompagnato da una lunga fila di titoli conquistati nella sua carriera di comandante: Capitano Generale della Cavalleria Pontificia, Italiana e Spagnola, Generale delle fanterie spagnole, divenne anche Governatore di Parma, Piacenza e di Siena.
Giunto a Castell’Arquato portò a termine la costruzione del Torrione Farnese iniziata dal padre Bosio II Sforza e si distinse per la sua generosità donando ingenti somme all’Ospedale S. Spirito a favore delle giovani donne in difficoltà.
Morì nel suo amato borgo nel 1575 e fu sepolto nel convento di Monte Oliveto, suo successore fu il figlio, il Cardinale Francesco Sforza.
Il monumento funebre a lui dedicato, con la statua del grande capitano posta al centro, accompagnata da quelle di Fortezza e Prudenza che vegliano su di lui testimonia il grande passato di Castell’Arquato con la sua grande storia.
Usciamo dalla chiesa e proseguiamo in discesa e ritroviamo la Porta di Monteguzzo.
Vi abbiamo raccontato un po’ della storia per farvi capire cosa distingue Castell’Arquato da altre località e cosa ha permesso a tutto quello che avete visto oggi di arrivare fino a noi.

Avremmo tante altre cose da raccontarvi, di grandi capitani di ventura che governarono il borgo per conto dei signori di Milano, come il Piccinino o il Colleoni o della visita del Papa Paolo III che nel 1543 giunse a Castell’Arquato in visita alla Figlia Costanza e mostrò assai di gradire gli splendidi vini locali, ma ci saranno altre occasioni perché siamo certi che tornerete a trovarci molto presto portando i vostri amici, magari in occasione di Rivivi il Medioevo, la grande manifestazione che si svolge tutti gli anni il secondo fine settimana di settembre.
Per l’occasione il borgo si trasforma e vi troverete catapultati in pieno medioevo: la storia continua su www.riviviilmedioevo.it.

 

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Piazza Giovanni Paolo II, 2
29014 Castell'Arquato (PC)
Coordinate Navigazione: N 44° 51' 02.8" / E 9° 52' 02.3"

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